Visione generale dell’incontro di Preghiera Comunitaria Carismatica

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Concludiamo il nostro incontro con una breve sintesi inerente le modalità di svolgimento dell’incontro di preghiera comunitaria carismatica, rinviando, comunque all’esperienza quale vera
scuola spirituale per apprendere, a livello esistenziale , il valore di tale evento.
L’incontro di preghiera comunitaria carismatica inizia, generalmente, con un momento comunitario di lode, di rendimento di grazie, di riconoscimento della presenza di Dio in modo da predisporre ogni cosa, sia a livello interiore che esteriore, per una proficua accoglienza della Grazia: “Mia forza e mio canto è il Signore, egli è stato la mia salvezza. E’ il mio Dio e lo voglio lodare, il Dio di mio padre: lo voglio esaltare” ( Es15,2); “Allora i tre giovani , a una sola voce, si misero a lodare, a glorificare, a benedire Dio…” ( Dn3,51); ” Amen, Lode, Gloria, sapienza, azione di grazie, onore, Potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen”( Ap 7,12).

Un tempo iniziale di lode espresso in maniera verbale e, in particolare, attraverso il canto quale manifestazione profetica dell’agire di Dio nella vita comunitaria ( cf Es 15,1ss). E’ opportuno
precisare che il canto non è un intermezzo musicale finalizzato a creare un’atmosfera rilassante, ma è inteso come forma di preghiera, come momento alto, a livello spirituale, che coinvolge cuore,
mente, corpo ed esige concentrazione, attenzione affinché ciascuno armonizzi la propria voce e, ancor di più, il proprio cuore con quello del fratello e della sorella per elevare a “una sola voce” una
lode a Dio gradita.
L’esperienza di lode introduce a un tempo profetico di ascolto, nel profondo dei cuori, della presenza delicata ma efficace del Signore che parla “ al cuore di Gerusalemme” (cf Os 2,16) e
invita a rimuovere tutto ciò che è di ostacolo alla Grazia. In questo tempo profetico lo Spirito può ispirare momenti di purificazione (cf Rm 2,4; Mc 1,15b) per una maggiore apertura di cuore oppure introdurre subito dopo all’invocazione comunitaria del dono dello Spirito Santo (cf Sal 51(50),12-13).

E’ questo un momento fondamentale, importante, che la comunità orante deve curare ed esprime bene perché da questo dipende lo svolgimento dell’incontro. Senza lo Spirito Santo non è possibile pregare nè, tanto meno, ascolta la voce del Signore (cf At1,8; Rm 8,26ss). Generalmente questo momento d’invocazione è scandito da alcuni brevi interventi da parte degli animatori che invitano tutta l’assemblea ad invocare con umiltà e profonda convinzione il dono dello Spirito quale manifestazione della promessa di Dio “quanto più il Padre vostro che è buono, darà lo Spirito
santo a coloro che glielo chiedono” ( Lc 11,13 ).

L’effusione dello Spirito suscita carismi profetici , momenti di lode comunitaria e personale, alternati da canti profetici, gesti profetici affinché le ispirazioni dello Spirito trovino accoglienza
nei cuori di coloro che stanno alla presenza del Signore.
Non c’è una valutazione prettamente cronologica di questi momenti “profetici”, molto dipende dal grado di discernimento degli animatori, dei responsabili chiamati a svolgere la funzione profetica
della “sentinella” che “vede”, “ascolta” e riferisce all’assemblea ( cf Ez 33,1ss). Gli animatori della preghiera sanno “osservare”, pregano “ ad occhi aperti”, nel senso che vedono i segni della presenza dello Spirito guardando con amorevole attenzione l’assemblea orante, senza giudicare ma al contempo senza “isolarsi” dal contesto, ma cercando di cogliere alcuni “segni” eloquenti da
interpretare secondo categorie spirituali per indicare attraverso la preghiera, con umiltà e discrezione, “ le risposte” dello Spirito.
Dopo questo momento “centrale” dell’incontro di preghiera dove la “libertà” dello Spirito si manifesta suscitando la preghiera corale e personale, distribuendo carismi per l’edificazione
comune come quelli profetici ( apertura profetica della Sacra Scrittura; esortazione profetica;
immagini profetiche; preghiera profetica; messaggio profetico in lingue seguita da interpretazione ecc.), in un clima di profondo ascolto e sentita partecipazione, la preghiera comunitaria si conclude con un momento d’intercessione per i sofferenti.

La lode e l’intercessione costituiscono i due “polmoni” di tutta l’esperienza della preghiera cristiana come, ad esempio, la stessa preghiera del “ Padre Nostro” ci educa a vivere, infatti, è
strutturalmente costituita da un primo momento di lode, di riconoscimento e riconoscenza per il dono della paternità di Dio : Padre nostro; una paternità che ci costituisce figli e fratelli in Cristo.
Una paternità che ci educa alla responsabilità fraterna, alla custodia reciproca. La preghiera cristiana è manifestazione della nostra condizione filiale e fraterna; è educazione al “noi” ecclesiale.
La prima parte del Padre Nostro è tutta una contemplazione del “cuore” di Dio, di ciò che Lui desidera, vuole che si realizzi per il nostro bene. Ciò che Lui vuole è anche ciò che l’orante vuole.
Si passa dalla contemplazione all’assimilazione; dalla contemplazione all’imitazione. Non solo ci si rivolge a Dio ma si impara a desiderare ciò che Dio desidera: venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà…Dopo si passa alla richiesta, alla supplica, all’intercessione: dacci il nostro pane quotidiano, rimetti a noi I nostri debiti…liberarci dal Maligno.
La preghiera d’intercessione è un momento importante, spiritualmente intenso, che ogni gruppo o comunità del RnS sperimenta affidato tutte quelle situazioni concrete e i bisogni comunitari alla
misericordia di Dio. Anche in questo caso, lo Spirito Santo suscita carismi d’intercessione, di consolazione operando liberazioni, guarigioni quali segni del passaggio della misericordia divina.
Come figli di Dio siamo chiamati a rivolgerci a Lui per chiedere il suo intervento nella nostra vita senza, però, pretendere nulla ma lasciandoci forgiare dallo Spirito Santo, educare dalla Grazia per
assumere la Sua volontà. La preghiera, infatti, nelle sue diverse forme, è sempre un cammino che determina la trasformazione dei cuori degli oranti. Pertanto, il fine dell’intercessione non è quello di far cambiare la volontà di DIo su di noi, sulla storia, sulle situazioni particolari che presentiamo a Lui, ma di vivere, interpretare, assumere ogni vicenda della nostra vita in particolare la sofferenza, i tempi di prova e di crisi, sotto lo sguardo di Dio, senza la prospettiva di Dio, per vedere ciò che occhio umano non può vedere e ascoltare ciò che orecchio umano non può ascoltare ( I Cor 2,9).

Il tempo di intercessione si conclude con un momento di lode e di ringraziamento conclusive.
Prima di congedare l’assemblea l’animatore oppure il coordinare del gruppo o il presbitero, offrono all’assemblea una breve sintesi del messaggio profetico che il Signore ha consegnato all’assemblea accompagnata da una breve esortazione, in modo che rimanga nel cuore qualche eco dell’azione di Dio per aver modo, nel corso della settimana, di approfondire mediante la preghiera personale.

Tratto da un insegnamento di Sebastiano Fascetta

Scritto da

Comunità Hosanna Modena

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