Come la comunità reagisce all’azione dello Spirito

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Gr. 1,8 b. Qui c’è l’immagine della comunità, il luogo nel quale si costruisce e si distrugge; è il luogo in cui si pianta e si sradica, è l’immagine più bella, che forse lo Spirito poteva suggerirci. In questa comunità vi abita lo Spirito, cioè una comunità che è sempre, costantemente in movimento. Una comunità si costruisce avendo in una mano la spada e nell’altra impugnano la cazzuola; con una costruiscono e con l’altra difendono. Quindi la spada dello Spirito che è la parola di Dio, con essa noi costruiamo e difendiamo, radichiamo e sradichiamo l’errore e la menzogna, la falsa vita nello Spirito.

Cercheremo di vedere una comunità prima della venuta dello Spirito e poi sotto lo Spirito. Una comunità di uomini che credono, ma che non vivono nella potenza, nella pienezza dello Spirito, e una comunità nella quale veramente lo Spirito abita. Andremo nella prima comunità, la comunità di Gesù e vedremo gli Apostoli prima della discesa dello Spirito Santo e dopo la discesa dello Spirito Santo. Vedremo una comunità autocondotta o teocondotta.

Autocondotta che trova forza, ispirazione, motivo di essere, energia, visione in sé stesso. Teocondotta, guidata dallo Spirito. Rm.8 ” Coloro che sono guidati dallo Spirito, sono i rinati, i rigenerati “. Allora da autodidatti a teodidatti. Doveva accadere quell’evento straordinario di Pentecoste, perché la profezia di Gr.31 si compisse per quegli uomini, così vicini a Gesù, così fedeli al Maestro, negli anni della sua vita terrena. Viene poi il momento in cui essi sono messi a nudo e mostrano di essere autodidatti ” Porrò la mia legge nel loro cuore “. Questa legge nuova è la legge dello Spirito; è la legge della presenza dello Spirito costante nella vita dell’uomo che crede in Dio. Allora non schiavi di una legge umana, di convenzioni umane, alle quali vedremo gli Apostoli aderiranno, ma schiavi di un nuovo regime, che è regime di libertà, una legge che rende liberi e che affranca. La migliore schiavitù che un uomo possa desiderare è essere sottomesso nella piena libertà, sapere di essere servo nella piena libertà. Coloro che hanno ricevuto il battesimo nello Spirito hanno il desiderio di rimanere insieme, di fare comunità. Questo è un passaggio distintivo, che vedremo, che accompagnerà gli autodidatti dai teodidatti.

Dobbiamo soltanto credere ” Quanto più credo, tanto più capisco ” ed aggiungere preghiera a questa vita nello Spirito, fede e non parole; così cresce la vita nello Spirito. Guardiamo allo spartiacque della Pentecoste, guardiamo per un istante indietro e guardiamo questa comunità prima della Effusione dello Spirito.bGuardiamo dei tratti distintivi di questa comunità. Partiamo da Giuda, in lui non c’è la forza di difendere Gesù, non aveva la spada dello Spirito, non aveva la parola di Dio dentro di lui; la tentazione lo aveva avvinto completamente, egli non parlava con la voce di Dio, non andò a vendere la propria vita per salvare Cristo, ma fece esattamente il contrario, eppure conosceva Gesù, lo amava e lo aveva seguito. Mt. 26,14. Vediamo un altro uomo i cui panni abbiamo indossato anche noi tante altre volte ed è l’esempio del rinnegamento che noi conosciamo, è l’esempio di Pietro ( M t.26,33-35 ), dobbiamo riscoprire questa pagina. ” Anche se dovessi morire, non ti rinnegherò “, la verità non era in lui, lo Spirito di verità non era in lui, non c’era stato in lui l’effusione dello Spirito di verità, non fu capace di stare nemmeno ai piedi di Gesù che moriva, non c’era si era dileguato. Nel primo mancava la spada dello Spirito, che è difesa; nel secondo manca la verità, una particolare azione dello Spirito. Giovanni ci parla ampiamente dello Spirito di verità.

Ancora in Mt.26, ci accorgiamo cosa accade a questa comunità. Gesù viene arrestato e dice ” Cosa ho fatto di male? Mi avete visto insegnare, predicare, eppure mi trattate così duramente ” Tutto questo è avvenuto perché si adempissero le scritture. Allora tutti i discepoli abbandonandolo, fuggirono, tutti. Mancava lo Spirito di testimonianza. Nessuno rimase lì in difesa di Gesù. Pietro ebbe un ripensamento, un rimorso, tanto è vero che subito dopo, lo aveva seguito da lontano, stava a distanza, lo Spirito avvicina, mancava in lui lo Spirito di intimità con Dio, quell’essere figlio di Dio che ci fa stare sempre vicino al nostro Padre, che ci fa sentire il bisogno di stare sempre vicino a Lui, che ci fa superare ogni paura, ogni condizionamento umano, stava a distanza. Lui era stato sempre accanto a Gesù. Questo è il momento in cui la comunità ci viene presentata con tutte le lacune, i limiti, le difficoltà di questi uomini che qui appaiono autodidatti. Guidati cioè, dalle loro paure, dai loro bisogni umani, dai loro limiti, da tutto ciò che essi sono. Qui emerge l’uomo carnale in tutta la sua drammaticità. In Lc.24, 37 troviamo un altro tratto distintivo di questa comunità. Gesù appare agli Apostoli. I discepoli che avevano incontrato Gesù sulla via di Emmaus, adesso correvano a raccontare ciò che avevano visto, e già si dice che alcuni di loro non credevano. Alcuni credettero, altri no e mentre discutevano, Gesù apparve in persona in mezzo a loro dicendo ” Pace a voi ” ed essi rimasero stupiti e spaventati, tutti. Non era lo stupore che li aveva tenuti accanto a Gesù per quegli anni, desiderosi di conoscerlo. Questo era lo stupore di aver visto un fantasma, ed erano pieni di paura. La paura è una delle armi privilegiate. del maligno, così anche lo scoraggiamento, queste sono le armi di cui si serve per indebolire la comunità. Stiamo dipingendo, un po’ ciò che noi siamo nelle nostre comunità; quando lo Spirito non è veramente Signore. Vediamo cosa accade in una comunità, dove lo Spirito sceglie e manda e vediamo dove il pensiero dell’uomo diventa il pensiero di Cristo, che diventa una mentalità nuova per l’uomo rinnovato. Cerchiamo di vedere i tratti distintivi di una comunità, che adesso è nata nel segno dello Spirito, che viene rigenerata nel segno dello Spirito. La prima cosa che accade è, che si mette in piedi e comincia a parlare, fuori. Prima della discesa dello Spirito, nel cenacolo, erano zitti, seduti e chiusi. Quando invece dopo la Pentecoste avviene la discesa dello Spirito, erano tutti stupiti, allora Pietro insieme agli altri undici, incominciano a parlare, si alzano e vanno fuori. Lo stesso Pietro che era stato incapace di testimoniare la propria fede in Gesù, davanti ad una serva, ad un soldato, adesso non teme più la folla, ha la forza, il coraggio che Gesù gli aveva promesso attraverso lo Spirito. Quella comunità fu piena di Spirito Santo. Pietro è pieno di Spirito Santo, questa è la grande novità che caratterizza questa comunità. Questa è la novità introdotta da Gesù, promessa da Gesù ed adesso realizzata. La comunità nasce a Pentecoste, prima si parlava dei discepoli di Gesù, adesso si parla di una comunità, tutto è opera dello Spirito, si realizzano pienamente le parole di Gesù. Prima non si trova la comunità degli Apostoli, si parlerà dei discepoli ma non si troverà la parola comunità che appare adesso, che diventerà una parola distintiva, che troveremo in tutte le lettere scritte da Paolo. C’è sempre una comunità alla quale si parla.

E’ lo Spirito che scrive , è lo Spirito che insegna, è Lui che parla, e non parla ad un uomo, ad un membro, ma parla al corpo, alla comunità. Il fine deve essere la comunità. Come lo Spirito sceglie. La comunità non tira più a sorte, ma elegge, cioè è capace di discernimento e di profezia. Lo Spirito rende capaci di discernimento e di profezia. Bisogna pregare e si è così, certi che le decisioni che vengono prese, sono quelle che lo Spirito suscita. Quindi, lo Spirito ci porta a pregare, ad imporre le mani, ad eleggere, tutto in un clima di assolto, dove lo Spirito è il protagonista. Lo Spirito sceglie e suggerisce. La comunità ascolta. La preghiera deve essere guidata dallo Spirito.

La parola di Dio deve essere annunziata, affinché si diffonda, e come si potrà credere se non c’è la facoltà di ascoltare. Si ascolta con il cuore la parola di Dio, e ciò richiede una condizione di ascolto. La comunità reagisce alla presenza dello Spirito, ponendosi in ascolto; chi ascolta cresce e la parola di Dio circola, così come circola la profezia, i carismi, nascono dall’ascolto dello Spirito. La parola di Dio provoca il bisogno della comunione fraterna, della condivisione dei beni ( At.4 ) della Eucarestia, del rendimento di grazie, del memoriale di Cristo e della preghiera; una comunità che prega, che ascolta.

In At. 13,14, c’è la missione. Cosa deve fare un missionario, secondo lo Spirito.

C’erano nella comunità di Antiochia profeti e dottori, questo è un segno distintivo di una comunità carismatica, sono necessari i profeti ed i dottori, mentre essi stavano celebrando il culto del Signore, lo Spirito Santo disse ” Riservate per me “. Lo Spirito ci dice riservate per me, per questa missione, all’opera per la quale vi ho chiamati, bisogna pregare, digiunare, imporre le mani. Si prega per una effusione dello Spirito; lo Spirito sceglie, si effonde e poi si va. La predicazione e l’evangelizzazione può diventare scomoda; questi ministeri di animazione e di intercessione, scomodano. Lo Spirito crea il bisogno di stare insieme, si lascia una comunità, per andare in un’altra comunità e si riferisce tutto. A volte non riusciamo a trovare il tempo per fare una testimonianza, spesso nei nostri gruppi, perché abbiamo la preghiera, la catechesi, perché abbiamo anche noi, tutte le leggi, tutte le strutture, gli schemi, contro le quali Gesù tuonò, introducendo questo regime di libertà nello Spirito, e allora gli Apostoli aprirono le porte e raccontarono tutto quello che Dio aveva compiuto per mezzo loro e come aveva aperto ai pagani la porta della fede. In una comunità ci deve essere la gioia della condivisione, l’efficacia della testimonianza, dello stare insieme. Una comunità guidata dallo Spirito deve reagire allo spirito maligno, la passività è un segno particolarmente delicato nella vita di un gruppo. Deve essere chiara la differenza tra un uomo spirituale ed un uomo carismatico. Corinto ci descrive una comunità carismatica ma poco spirituale, perché incapace di attaccare, di lottare, di reagire allo spirito maligno, succube delle gelosie, delle tentazioni, pur carismatica, ma quella non è ancora la vera comunità dello spirito, anche se segni straordinari, meraviglie, possono essere riscontrati da tutti. Nelle comunità, ci debbono essere i frutti dello Spirito, di cui ogni rinnovato dovrebbe essere fiero, goloso dei frutti dello Spirito, quelli sono l’essenza della vita nuova.

Lo Spirito è verità; una comunità che è abitata dallo Spirito, deve essere imbevuta di verità, deve vivere nella verità, verità di parola, di condotta, di dottrina.

La potenza dello Spirito, si effonde sulla nostra debolezza, sulla nostra povertà, sul nostro bisogno di essere arricchiti di grazia, non sul nostro essere io. L’immagine di una comunità, deve essere quella non di uomini che vengono riempiti dallo Spirito, ma di ossa inaridite che ricevono lo Spirito, cioè di morti rinsecchiti che ritornano in vita. Noi dobbiamo essere morti nel peccato, morti alla vita vecchia, per essere nuovi, per rinascere. Questo è il senso che dobbiamo dare alla vera vita nello Spirito.Tante ossa che si rimettono insieme, questa è una comunità!

Tante ossa che riprendono vita, questo corpo viene nuovamente amalgamato, le vene, i nervi, i muscoli, ma poi ci vuole l’alito vitale, la vita, quella la da lo Spirito e con questo la potenza che Egli vuole comunicare. Ma non è una potenza che si aggiunge ad una potenza umana ” At.8,9 Simone il mago “, ci vuole prima l’abbandono della vita vecchia, è questo un trapasso fondamentale, che costituisce uno spartiacque della nostra vita spirituale. Questa appartenenza allo Spirito, deve avere questa straordinaria capacità, di farci diventare ossa inaridite. La potenza dello Spirito si deve effondere su otri nuovi, sull’uomo nuovo che rinasce, non aggiungere potenza a potenza. Ci sono delle persone che si infiltrano nei nostri gruppi con queste prospettive; non è la prospettiva di Dio, oppure partecipiamo ad incontri di formazioni nei quali crediamo di poter aggiungere un potere al nostro ministero, una qualificazione al nostro ministero, è una grande tentazione che si può infiltrare.

Una comunità che vive nello Spirito deve essere capace di reagire, anche contro insidie sottili. Una comunità guidata dallo Spirito, decide insieme allo Spirito, discute con lo Spirito, decide nello Spirito, opera per lo Spirito. Discute con lo Spirito, così accade nel concilio di Gerusalemme. Era una Persona, lì. Lo Spirito dice essi assolta e si discute con Lui.

Decide nello Spirito. ” Lo Spirito Santo e noi abbiamo deciso”.

Opera per lo Spirito. Paolo ci dirà che siamo collaboratori ” Cor.6 “.

Due tratti distintivi della vita nello Spirito di una comunità che reagisce, che risponde all’azione dello Spirito. La comunità è la sposa. Tutte le volte che noi esultiamo, cantiamo, danziamo, noi siamo un popolo festante, la sposa è sempre in festa, piena di gioia per il suo sposo. Quanti matrimoni spirituali si celebrano nei nostri gruppi, tra lo sposo e la sposa; e la sposa è, l’uomo spirituale, ma è anche la comunità spirituale che si incontra con il suo sposo, Gesù. Quali sono i tratti distintivi di questa comunità sposa:

la fecondità e fedeltà. La comunità è come il grembo di Maria che deve partorire Gesù. Un segno chiaro, distintivo che nella comunità abita lo Spirito, è che nella comunità tutte le volte che si prega o si predica, Gesù deve essere partorito. La nostra predicazione, la nostra preghiera deve partorire Gesù, e davanti a Gesù c’è festa e gioia. Si piegano le ginocchia, si acclama, si danza, si chiede aiuto. Se Gesù non è partorito, non è creato dalla nostra preghiera, dalla nostra predicazione, i nostri occhi sono attratti da tutt’altro. I nostri cuori corrono il rischio di essere tentati dal dubbio. Molti fratelli continuano a partecipare agli incontri di preghiera, dubbiosi della presenza di Gesù, perchè ancora nonostante le attese, i viaggi a Rimini, non hanno ancora fatto esperienza di Dio. Significa che tutto il tempo che abbiamo dedicato, anche con sacrificio alle nostre catechesi, alle nostre animazioni di preghiera, tanto tempo sprecato, se non abbiamo partorito Gesù. La comunità è grembo come il grembo di Maria. Feconda. ” Lc.8,15. Custodiscono la parola e producono frutto “. La fedeltà, Sr.45, Mosè fu santificato nella fedeltà. L’opera dello Spirito è un’opera santificatrice, ed il tratto distintivo è la fedeltà. Fil.1,27 Paolo ci dice di essere fedeli allo Spirito, all’unico Spirito. La fedeltà è un altro tratto distintivo della vita comunitaria. Gc.4,5 ” Ci ama sino alla gelosia lo Spirito Santo “. Suscitare un culto nuovo, per la persona dello Spirito Santo, se Egli ci ama fino alla gelosia, riscopriamo questo rapporto personale con lo Spirito. Gesù dice ” Che Egli dimora presso di voi ed in voi “. Non è un dono che va chiesto, ma è credere che Egli è una Persona prima di ogni cosa. Credo nello Spirito Santo che è Signore; questa è la nostra prima professione di fede, Egli sta accanto a noi, Egli convince i nostri cuori, una comunità che vive nello Spirito, è convinta di ciò che sta accadendo, che il Signore vive. E’ convinta che lo Spirito opererà, è convinta che deve convertirsi. I gruppi di rinnovamento, sono per prima cosa, luoghi di conversione, questo è ciò che fa lo Spirito, prima di ogni cosa. Quindi una comunità deve sottomettersi, alla sua potente azione. Un culto nuovo, una fede nuova nella Persona dello Spirito Santo, una dipendenza nuova, da Lui.

Autore dell'articolo: Comunità Hosanna

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