Caratteristiche del RnS in Italia

Origine e denominazione

Il “Rinnovamento nello Spirito Santo” si sviluppa in Italia agli inizi degli anni ‘70 e si configura oggi come un movimento ecclesiale. “Il Rinnovamento nello Spirito Santo” in Italia è espressione della grande corrente spirituale denominata “Rinnovamento Carismatico Cattolico” o più semplicemente “Rinnovamento”, inaspettatamente esplosa alla chiusura del Concilio Vaticano II, in America. Oggi il Rinnovamento è diffuso in 204 Paesi dei cinque continenti fra 82 milioni di cattolici, e assume nelle varie nazioni stili, forme di vita e stati giuridici diversi fra loro, anche se, in definitiva, riconducibili all’unica, comune scaturigine.

Il Rinnovamento, sin dal suo sorgere, appare come un esaudimento, tra tanti altri, di quell’audace speranza profetica formulata da Giovanni XXIII in preparazione al Concilio Ecumenico Vaticano II (25/11/1961): “Rinnova nella nostra epoca i prodigi come di una nuova Pentecoste” e delle parole pronunciate da Paolo VI, nell’udienza generale del 16 Ottobre 1974: “Voglia il Signore effondere, oggi, una grande pioggia di carismi per rendere feconda, bella e meravigliosa la Chiesa, capace d’imporsi all’attenzione e allo stupore del mondo profano, del mondo laicizzante”.

Non possiamo non ricordare come già Papa Leone XIII, il 1° gennaio del 1901, avesse dedicato il ventesimo secolo allo Spirito Santo intonando il Veni Creator Spiritus in nome della Chiesa intera, dopo la pubblicazione dell’enciclica dedicata allo Spirito Santo. Leone XIII esortava i cristiani a ritornare al cenacolo di Pentecoste e invocare lo Spirito Santo per la riunione della cristianità. Certamente la voce di Leone XIII ha “bucato” il cielo, se osserviamo il rigoglio di movimenti carismatici e di Chiese pentecostali che, proprio a partire dal 1901 in una prima ondata, e successivamente, in una seconda ondata proprio in coincidenza del Concilio Ecumenico Vaticano II, si sono diffusi in ogni parte del mondo come autentica risposta dell’unico Spirito alle preghiere dei Papi per il rinnovamento spirituale di questo nostro secolo.

La grazia del Rinnovamento cattolico è parte di un movimento di risveglio carismatico suscitato dallo Spirito ancora più grande, per così dire “trasversale”, che sta attraversando le tre grandi tradizioni – cattolica, protestante ed ortodossa – e coinvolgendo, secondo le ultime stime dei sociologi, circa 450 milioni di cristiani che si sforzano di testimoniare una vita nuova nello Spirito a partire dall’esperienza dell’effusione dello Spirito o battesimo nello Spirito, esperienza di cui farò cenno più avanti.

Possiamo intravedere, in questo fenomeno di rinnovamento tra i cristiani, sia a livello teologico che di esperienza dei carismi, un “anticipo” dell’opera che più sta a cuore allo Spirito Santo: l’unione dei cristiani, l’unità della Chiesa. Il Card. Suenens, tra i primi interpreti e promotori di questo risveglio spirituale, affermava che “il terzo millennio vede apparire all’orizzonte dei “segni” – tra i quali il Rinnovamento è in modo particolare foriero di speranza – che annunziano l’approssimarsi dell’unità visibile”: non ci sarebbe, perciò, da stupirsi se questo soffio rinnovatore fosse un segno di come lo Spirito sta spingendo le Chiese al di là dei propri steccati. Lo ha fortemente intuito Giovanni Paolo II, che nella Ut unum sint ci ha parlato di ecumenismo spirituale, indicandoci poi nel Giubileo del 2000 “un momento decisivo del cammino verso l’unità di tutti i cristiani”.

La scelta di denominare l’esperienza italiana “Rinnovamento nello Spirito” in luogo di “Rinnovamento Carismatico Cattolico” è già degli inizi, come effetto della prima riflessione teologica e della mediazione culturale che gli iniziatori del movimento in Italia ebbero a compiere per attestarne l’identità cattolica. Il nome “Rinnovamento nello Spirito” è tratto dalla lettera di san Paolo a Tito (cf 3, 5) nella quale l’apostolo afferma che siamo salvati mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo. La caratteristica inconfondibile dell’espressione adottata è quella di polarizzare l’attenzione sullo Spirito Santo e non sui carismi, sul Donatore e non tanto sui doni: in tal modo risulta più facile ricordare che nessuno può convenientemente attestarsi “carismatico” se non in riferimento alla Chiesa, perché essa è carismatica.

 

Natura e spiritualità

L’esperienza carismatica che contraddistingue il Rinnovamento non ha un fondatore, come tante altre realtà ecclesiali, né un carisma particolare da segnalare alla Chiesa e al mondo, ma vuole contribuire a ridestare la struttura fisiologica dell’esistenza cristiana, che è, per sua natura, un’esistenza “nello Spirito”. Ecco perché già il Card. Suenens definiva il Rinnovamento “una corrente di grazia capace di dare una scossa alla Chiesa post conciliare”, e ancora “un movimento dello Spirito che aiuti la Chiesa a divenire tutta carismatica secondo le attese e le proposizioni del Concilio Vaticano II”.

Il RnS è uno strumento ecclesiale per una nuova comunicazione spirituale della fede, ma non rappresenta in se stesso una nuova spiritualità. Non si può neanche indicare una finalità precisa del RnS, ma solo segnalare il suo dinamismo interno, orientato al rinnovamento di tutta la Chiesa, in tutte le sue manifestazioni vitali e in tutte le sue attività. Afferma Giovanni Paolo II: “Tutta l’opera di rinnovamento della Chiesa che il Concilio Ecumenico Vaticano II ha così provvidenzialmente iniziato non può realizzarsi se non nello Spirito Santo, cioè con l’aiuto della sua potenza”. Il Papa evidenzia, quindi, che non è sufficiente un rinnovamento a livello di documenti e di strutture ecclesiastiche se non viene toccato il cuore dell’uomo, per opera dello Spirito Santo.

Il Rinnovamento è aperto a tutti, a ogni categoria ecclesiale e sociale, senza distinzioni di età e di sesso, perché tutti possano fare la meravigliosa esperienza della vita nello Spirito che, secondo la promessa di Gesù, viene concesso senza misura (Gv 3, 34) a ogni uomo. Chi si accosta al Rinnovamento non si trova di fronte a una proposta spirituale specifica o a un tema preminente di vita spirituale, ma riflette e applica la spiritualità propria della Chiesa che è animata dallo Spirito, secondo il “manifesto di vita cristiana” proclamato da Gesù nella Sinagoga di Nazaret. In quel capitolo 61 del profeta di Isaia, Gesù parla dell’”unzione dello Spirito” e noi possiamo  rileggere la nostra triplice unzione battesimale, la nostra alleanza sponsale con Cristo, secondo l’insegnamento della Lumen Gentium e della Christifideles Laici, così che in forza dello Spirito di Cristo ci rendiamo disponibili a testimoniare l’opera sua, nella Chiesa e nel mondo, esercitando con fede i tria munera di Cristo: il potere sacerdotale, profetico, regale.

 

 

Fondamento teologico

L’autenticità del Rinnovamento va ricondotta alla Pentecoste; in quanto parte organica della Chiesa è nato nel Cenacolo. Il Rinnovamento, quindi, esprime la continuità dell’evento della Pentecoste – laddove la Chiesa è stata fondata – abbracciando tutti gli aspetti della vita della Chiesa e dell’esperienza cristiana. È per questa ragione che, pur nell’accentuazione della dimensione spirituale, il Rinnovamento è e sempre più diviene, per sua stessa natura, un movimento ecclesiale come avrò modo di illustrare parlando dell’esperienza italiana.

La base teologica del Rinnovamento è essenzialmente trinitaria, secondo la visione della Chiesa segnalata dal Concilio Vaticano II nella Lumen Gentium, particolarmente nella conoscenza progressiva della persona dello Spirito Santo, della sua azione ininterrotta e insostituibile nella Chiesa e in ciascuno di noi.

La relazione trinitaria che il Rinnovamento ha riscoperto è una relazione di fede personale intratrinitaria che genera un più acuto senso di Dio (Gaudium et Spes, n. 7). Essa si manifesta in una nuova esperienza dell’amore del Padre che rende capaci d’amare in quanto amati; in una nuova esperienza della signoria di Gesù Salvatore che rende capaci di annunziare senza vergogna il Vangelo della salvezza al mondo; in una nuova esperienza della potenza dello Spirito che rende i poveri ricchi, i deboli forti, i malati sani, i peccatori figli di Dio e fratelli ritrovati, che rende capaci di meraviglia e di stupore tante coscienze cristiane addormentate o illuminate dalla sola ragione. Pur nel suo carattere fortemente personale, questa nuova relazione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo opera una conversione profonda e una trasformazione della vita che si manifestano specificatamente in una volontà ferma e crescente di servizio ecclesiale e di testimonianza al mondo: se il Cenacolo è il luogo privilegiato dell’esperienza dello Spirito, il medesimo Spirito ci rende “pneumatofori”, in un mondo, dice Gesù, che non può ricevere lo Spirito perché non lo vede e non lo conosce (Gv 14, 17).

Quanti sono impegnati nel Rinnovamento fanno esperienza dei carismi di cui parla la Lumen Gentium, esperienza che manifesta la natura ecclesiale dei carismi stessi. Questi sono in rapporto, da un lato con le strutture viventi della Chiesa e col suo mistero, dall’altro con l’esperienza personale e comunitaria di Dio. Per questa ragione, vorrei dire nonostante le apparenze, il Rinnovamento ha reagito contro un falso individualismo che interpreta la testimonianza del Nuovo Testamento in termini di fede privata, come esperienza privata di Dio; ha reagito contro una focalizzazione eccessiva dell’interiorità e della soggettività individuale.

In termini sacramentali si può dire che il Rinnovamento è fondato sul rinnovamento di ciò che “ci costituisce in Chiesa”, vale a dire i sacramenti dell’iniziazione cristiana: battesimo, confermazione, eucarestia. Lo Spirito Santo, ricevuto nell’iniziazione, è sempre accolto in modo più profondo, sia sul piano personale che su quello comunitario, così che la pratica vitale dei sacramenti rende la vita cristiana una continua metanoia, cioè una “conversione permanente”, dopo il primo, trasformante incontro con Gesù. Rinnovarsi, allora, non è una habitus mentale ma un atto e un fatto: è un morire, ogni giorno, per rinascere nuovi, è un mortificare l’uomo vecchio con le sue passioni che si contrappongono alla volontà di Dio, per rivestire l’uomo nuovo, reso dallo Spirito, ogni giorno, nuovo.

 

Fondamento pastorale e comunitario: l’esperienza generante

Il Rinnovamento è caratterizzato dal “costituirsi di gruppi cristiani che pregano insieme e chiedono nella preghiera, per ognuno dei propri membri, una nuova effusione dello Spirito Santo, in virtù della quale si aggiunga alla grazia della iniziazione cristiana, una nuova presa di coscienza della Signoria di Gesù, una nuova esperienza dei doni e dei carismi dello Spirito e una nuova disponibilità a usare, a servizio dei fratelli e della Chiesa, tutti i talenti e i carismi dei quali Dio ha stabilito di dotarli”.

È proprio nei cenacoli di preghiera che generalmente i cattolici conoscono il Rinnovamento ed è nella pratica dell’abbandono fiducioso e docile allo Spirito che i doni di Dio rifioriscono e cominciano a portare frutto, come effetto del cammino di vita nuova e di conversione permanente che viene proposto. Così il Rinnovamento ripropone ai cristiani una nuova apertura all’irruzione della presenza di Dio, un ritorno al Cenacolo come “roveto ardente”, come luogo in cui Dio si “manifesta, parla, converte e da cui ci invia” come accadde per Mosè. Questo nuovo dinamismo spirituale ha il suo cuore nell’esperienza della preghiera per una nuova effusione dello Spirito o battesimo nello Spirito.

Nel 1980 Giovanni Paolo II, incontrando i gruppi e le comunità italiane del RnS, ebbe a dire: “A questa effusione dello Spirito Santo noi sappiamo di essere debitori di una esperienza sempre più profonda della presenza di Cristo”. Non si tratta certo di un nuovo battesimo o della reiterazione del sacramento, ma implica il rapporto a un sacramento (ecco perché nei Paesi anglofoni si definisce “battesimo nello Spirito”), anzi a più sacramenti, quelli dell’iniziazione cristiana. L’effusione dello Spirito attualizza e rinnova il nostro battesimo, dona una coscienza più chiara della sua attualità. Come afferma il Card. Suenens: “il battesimo nello Spirito richiama l’esperienza consapevole, il significato esperienziale del battesimo”. L’effusione dello Spirito, è, pertanto, un richiamo alla conversione, al rinnovamento interiore, una risposta di Dio alla disfunzione in cui è venuta a trovarsi la vita cristiana.

Afferma padre Cantalamessa, a proposito dell’efficacia dell’effusione dello Spirito nel riattivare il battesimo: “L’uomo finalmente reca la sua parte, cioè fa una scelta di fede responsabile e personale, preparata dal pentimento, che permette all’opera di Dio di liberarsi e di sprigionare tutta la sua forza. Il dono di Dio viene finalmente “slegato”, la fede rivive e l’”opus operantis” si rende manifesto”. L’effusione dello Spirito Santo è causa di “rinascita” spirituale, la stessa che Gesù proponeva a Nicodemo, perché fosse capace di stupirsi delle meraviglie e delle novità dello Spirito.

L’assemblea comunitaria che prega e celebra è l’evento fondante del Rinnovamento. Il modello può essere recuperato nella celebre definizione contenuta in Atti 2, 42-48 e nella descrizione che san Paolo fa delle prime comunità cristiane nella Prima lettera ai Corinzi ai capitoli 12 e 14. Potremmo parlare, in buona sostanza, di una “liturgia missionaria”, una forma di evangelizzazione nella quale i partecipanti, sulla base del sacerdozio comune dei fedeli, sono condotti a un incontro immediato con Gesù, tramite la testimonianza personale, spontanea, gioiosa comunicata nella fede.

Ciò che si nota nei partecipanti è un desiderio insaziabile di Dio: il popolo di Dio ha sete di preghiera, ha sete della parola di Dio, ha sete dei doni dello Spirito, ha sete dei sacramenti, ha sete di santità, ha sete insaziabile. Si sente, viva, l’eco della promessa di Gesù alla Samaritana: “Se conoscessi il dono di Dio… Chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente d’acqua viva zampillante” (cf Gv 4, 10.14). Quante donne, quanti uomini rigenerati dallo Spirito sono diventati fontane d’acqua viva; “otri nuovi”, inebriati dal vino nuovo; quante “cisterne screpolate” sono diventate riserve di santità e di salvezza a disposizione dello Spirito Santo per placare le due grandi seti che sono nel cuore dell’uomo, le due grandi seti del mondo: la sete di salvezza e la sete di santità.

 

Peculiarità del RnS in Italia

Il Rinnovamento nello Spirito Santo è una realtà capillarmente diffusa in tutte le diocesi d’Italia. Si compone di circa 250.000 persone che, in forza della medesima spiritualità, si aggregano in Gruppi e Comunità che nel 2010 sono circa 1400, mentre sono trecento i gruppi in formazione. Di due tipi sono le comunità suscitate dallo Spirito in seno al Rinnovamento: di alleanza e di vita. Nel primo caso sorge un impegno di vita comunitaria e una finalità missionaria precipua, regolate da una normativa sottoposta all’approvazione dell’ordinario diocesano dove la comunità sorge. Nel secondo caso si aggiunge, come ulteriore chiamata, la dimensione della condivisione totale dei beni e il convivere sotto lo stesso tetto.

Gruppi, Comunità d’alleanza e Comunità di vita non rappresentano tre gradi progressivi di maturazione o tre diversi livelli di appartenenza in seno al RnS. Si tratta, piuttosto, di chiamate diverse e di forme diverse di appartenenza nella molteplicità delle espressioni esistenti. Responsabili e animatori guidano a carattere locale, diocesano, regionale e nazionale, i gruppi e le comunità, i ministeri e le attività, le associazioni, le scuole di formazione del RnS, riconoscendosi in uno statuto approvato dalla CEI, che fa del RnS un’associazione privata di fedeli. Pertanto il RnS si configura come una grande Comunità nazionale all’interno della grande corrente spirituale del Rinnovamento; si attesta come un movimento ecclesiale all’interno della più grande corrente di grazia rappresentata dal Rinnovamento carismatico a livello mondiale.

La normativa in seno a una realtà nazionale del Rinnovamento rappresenta un unicum al mondo e la sua approvazione da parte di una Conferenza Episcopale ha segnato una svolta decisa verso la maturità ecclesiale e la visibilità sociale del movimento in Italia. Ciò ha permesso che si radicasse, sempre più forte, la coscienza che una normativa non solo non imprigiona lo Spirito, ma anzi assicura a ciascuno e a tutti una libertà diversa e più matura, e al Movimento una progressiva evoluzione verso la sua più profonda identità cattolica ed ecclesiale.

Molti gruppi, usciti dal nascondimento, dalle nicchie protettive spesso autogratificanti, hanno imparato a cogliere la loro “diversità” nell’esprimere la fede, non più come un limite di comprensione o di accettazione, ma come una grazia per la Chiesa. Gruppi e Comunità, in numero sempre più crescente, stanno sentendo il desiderio di uscire “fuori dal Cenacolo”, per far conseguire alla lode anche le realtà terrene e i fatti concreti, nell’impegno feriale e crescente di agire per il bene comune, nell’interesse di tutta la comunità ecclesiale e nella vera promozione umana di ogni singolo. Siamo consapevoli che la vera vita nuova nello Spirito inizia quando si abbatte il divario tra fede e vita, quando lo scollamento tra la contemplazione e l’azione viene superato, quando la testimonianza rende visibile il frutto autentico della Pentecoste che è la missione evangelizzatrice, cioè la partecipazione attiva al fine apostolico della Chiesa.

Non possiamo tacere che l’approvazione dello Statuto ha inserito il RnS nel cuore della Chiesa, in una collaborazione nuova, originale con i nostri pastori – alcuni dei quali comunicano intimamente con il Movimento – con sacerdoti, parroci, religiosi (sono oltre 2000 in Italia ad esperimentare la grazia del Rinnovamento e sempre crescente è il numero di vocazioni e di speciali consacrazioni) – con i movimenti ecclesiali, in una nuova stagione di reciprocità, di scambio di doni per meglio comprendersi e sostenersi negli specifici ambiti di apostolato, nei quali ogni singola realtà ecclesiale è specialmente versata.

Effetto immediato di questa apertura, di questa sincera e piena collaborazione ecclesiale ad extra è stato l’accrescersi ad intra della carità fraterna, della mutualità e della sussidiarietà tra le varie componenti del RnS ai vari livelli. Nel dialogo e nella collaborazione ecclesiale ogni identità si rafforza, impara a rimanere fedele a se stessa, matura una maggiore corresponsabilità, cresce nel senso di appartenenza. Questo è quanto sta accadendo nel RnS a gloria di Dio.

 

Sette punti fondamentali per discernere l’esperienza specifica del Rinnovamento

  1. Gesù posto al centro di ogni cosa, invocato e proclamato come Signore e Salvatore.
  2. L’impegno alla conversione permanente, espresso nella lotta al peccato e nel richiamo al cammino di santità.
  3. La passione per la gloria di Dio nella preghiera di lode e d’intercessione.
  4. L’urgenza della parola di Dio da cui derivano l’ascolto profetico in preghiera e l’obbedienza alla parola di Dio.
  5. La crescita nella vita comunitaria e nella condivisione fraterna.
  6. La cura pastorale per gli ultimi, per i più deboli, per “i nuovi”.
  7. Dare testimonianza di ciò che il Signore compie nella nostra vita e nella vita del gruppo.

 

IDENTITÀ

  1. Il seminario per l’effusione dello Spirito rappresenta un “luogo” e un “tempo” di profonda conversione? La preghiera d’effusione, poi, segna soltanto un momento esperienziale forte, comunitario, di recupero della fede, o anche l’inizio di un cammino di vita nuova e di una crescita che introduca i fratelli alla vita comunitaria?
  2. L’esperienza dei carismi è ancora vitale, efficace, produce effetti di santificazione? Se c’è crisi carismatica o scarso esercizio dei doni, come stiamo lasciando operare lo Spirito per rimuovere gli ostacoli e come ci disponiamo a invocare e a ricevere i suoi doni?
  3. Il RnS è chiamato a riprodurre la vita spirituale della Chiesa delle origini: in tal senso è avvertito il desiderio di intensificare la vita comunitaria, superando la nozione sociologica di “gruppo”? Accanto alla preghiera comunitaria, quanto spazio si dedica alla catechesi, alla celebrazione dei sacramenti, alla vita fraterna?

 

APPARTENENZA

  1. Il Papa ci ricorda che appartenere al RnS significa essere un “movimento ecclesiale”: avvertiamo nella nostra esperienza che appartenere al RnS significa molto più che essere un semplice “gruppo di preghiera”?
  2. Si vive la consapevolezza di un “impegno permanente” da parte degli animatori, così che la scelta del RnS sia uno “stato spirituale” di conversione permanente, nella specificità di un cammino che va abbracciato con senso di responsabilità e di sacrificio per il servizio richiesto dai fratelli?
  3. A partire dallo statuto, il RnS è sentito come una “confederazione” di gruppi, diocesi, regioni, o rappresenta una “grande comunità”(associazione) nazionale, ben distinta nelle sue funzioni pastorali e ministeriali? Avvertiamo la necessità di collaborare ai vari livelli di vita del RnS, per rendere sempre più unitario il nostro cammino e aumentare l’incidenza della nostra testimonianza a livello locale?

 

ECCLESIALITÀ

  1. Ci sentiamo partecipi del cammino della Chiesa universale e attenti alle indicazioni dei nostri vescovi? In che modo ci lasciamo coinvolgere attivamente dalle loro richieste? Che significato diamo alla parola “ecclesiale”, a partire da un rinnovato rapporto tra vescovi, sacerdoti e laici?
  2. Nella Pentecoste ‘98 lo Spirito ha elargito alla Chiesa un dono di comunione ecclesiale tra i movimenti e di nuova collaborazione ecclesiale tra “carismi e istituzione”. Siamo partecipi di questa grazia e in che modo stiamo collaborando con lo Spirito per favorire nelle nostre Chiese locali, parrocchie, questa stagione d’unità?
  3. Che risposte diamo alle specifiche vocazioni (sacerdoti, giovani, famiglie…)? Le nostre realtà contribuiscono a formare nuovi “operai” nella vigna del Signore?

 

FORMAZIONE

  1. È sentito il bisogno di una formazione permanente, unitaria nell’indirizzo, ma diversificata nelle modalità di realizzazione a seconda dei livelli di crescita delle realtà locali?
  2. Abbiamo la responsabilità di custodire e di trasmettere la specifica esperienza carismatica che caratterizza la vita del RnS: siamo impegnati in un attento discepolato per preparare nuovi animatori e responsabili?
  3. Sono molti i campi in cui si articola un processo di formazione alla vita cristiana; guardando al nostro specifico, tre sono anzitutto le componenti che non possono mancare nella nostra testimonianza di animatori: aspetto carismatico, pastorale e ministeriale. Stiamo vivendo la responsabilità affidataci maturando e formandoci in questa direzione?

 

AMBITI DI SERVIZIO

  1. Abbiamo sviluppato una “ministerialità carismatica”? In quali ambiti della vita comunitaria e con quale coinvolgimento dei fratelli?
  2. “A partire dal Cenacolo” (preghiera comunitaria), ci rendiamo disponibili a “uscire dal Cenacolo” (evangelizzazione)? Avvertiamo che questa è una chiamata “per tutti” e non può ricondursi all’impegno di “alcuni a nome di tutti”?
  3. La “testimonianza di vita nuova” quali ambienti sociali abbraccia? Stimoliamo i fratelli a dare testimonianza con la loro vita.

 

Perché il RnS è un movimento?

Nella parola “movimento” c’è sempre una nozione carismatica: negli altri movimenti lo Spirito suscita nel cuore di un uomo o di una donna, denominati fondatori, un carisma specifico. Esso è un dono per tutta la Chiesa; da esso scaturisce una missione che si esprime mediante la comune testimonianza di alcuni credenti che scelgono di aderire vitalmente a quel carisma specifico. Nel Rinnovamento la realtà è diversa, ma uguale è la “fonte” e lo “sbocco”: la fonte è lo Spirito, lo sbocco la Chiesa.

Perché allora l’esperienza è diversa, così che la denominazione “movimento” può apparirci atipica, per così dire, sui generis? Non abbiamo un fondatore umano a cui lo Spirito assegni una specifica missione, in forza di un carisma ricevuto e condiviso con altri: nel Rinnovamento, lo Spirito ridesta nel cuore dei credenti, spontaneamente – siano essi laici, sacerdoti, vescovi – l’adesione alla spiritualità carismatica, più che a uno specifico carisma.

Lo Spirito risveglia la fisiologia propria della Chiesa, che è un’esistenza nello Spirito Santo, così che chi si apre al Rinnovamento si apre al movimento dello Spirito nella Chiesa, secondo le ispirazioni e le mozioni che egli mette nel cuore dei credenti. È per questo che il Rinnovamento, se è davvero guidato dallo Spirito, non può che essere ecclesiale, profondamente ecclesiale, per vivere nel cuore della Chiesa.

L’espressione “movimento ecclesiale”, allora, non snatura la realtà spirituale diffusasi negli anni trascorsi, anzi qualifica l’identità spirituale del Rinnovamento nello Spirito. Non c’è altro sbocco per la nostra corrente di grazia se non la Chiesa, come già si affermava alle origini del Rinnovamento: rinnovare la Chiesa, dall’interno, fino a scomparire. Ecco perché il nostro movimento spirituale-carismatico viene oggi definito dai nostri vescovi, in primis da Giovanni Paolo II, un “movimento ecclesiale”. Il Rinnovamento è allora uno specifico movimento dello Spirito nella Chiesa, una corrente di grazia che rinnova la Chiesa dall’interno ed è disponibile, con la Chiesa, a nome della Chiesa, a rinnovare il mondo.

“Siete”… “appartenete” a un movimento ecclesiale (Giovanni Paolo II)

Il Papa, nel 1998, anno dedicato allo Spirito Santo, ha usato due definizioni all’indirizzo del Rinnovamento nello Spirito: “siete” un movimento ecclesiale e “appartenete” a un movimento ecclesiale. Non bisogna avvertire in queste due definizioni, che riguardano il Magistero della Chiesa sul RnS, un discernimento poco felice, forse ingabbiante, destinato a far perdere al Rinnovamento spontaneità e libertà nell’uso dei carismi. È assolutamente il contrario!

Quando il Papa dice: “siete” un movimento ecclesiale, si riferisce alla nostra identità; quando afferma: “appartenete” a un movimento ecclesiale, indica invece la modalità attraverso cui si deve esprimere la nostra identità, il nostro specifico cammino.

“Siete” un movimento ecclesiale significa: muovetevi con la Chiesa, aiutate la Chiesa a muoversi nella docilità allo Spirito; pregate, evangelizzate, testimoniate che Gesù è vivo a nome della Chiesa. “Siete” un movimento ecclesiale: esprime una realtà in essere e al contempo in divenire verso la sua identità più profonda. Una realtà di cui essere sempre più consapevoli per non far mancare alla Chiesa ciò che essa è, anche attraverso la nostra testimonianza carismatica. Noi siamo ciò che la Chiesa, guidata dallo Spirito, già è e pure deve divenire.

“Appartenete” a un movimento ecclesiale significa: “siete parte”, cioè partecipate di un cammino che vi vede impegnati, spesso con fatica, insieme a molti altri fratelli. In altre parole: non sono solo, non vivo per me stesso, il mio gruppo non è tutto, la mia regione non è tutto; il Rinnovamento è parte di un corpo, la Chiesa, i cui confini sono assegnati dallo Spirito, non da noi.

“Appartenete” a un movimento ecclesiale significa, infine: “vivete in comunione”, con strutture diverse, carismi diversi, organi pastorali con diverse funzioni e livelli, sotto l’unico nome di “Rinnovamento nello Spirito”, per realizzare quella “unità nella diversità” che sola testimonia della presenza dello Spirito.

 

Il Rinnovamento è “una corrente di grazia”

Che cosa è, allora, il RnS nel duplice binomio di corrente di grazia e di movimento ecclesiale? Il RnS è ricchezza di espressioni, di forme, di continue ispirazioni che danno vita a opere e ambiti di missione sempre nuovi, come lo Spirito, nella sua sovrana libertà, decide di renderli manifesti. Una “grande famiglia di famiglie”, una grande comunione di carismi e ministeri orientati e promossi dal Comitato Nazionale di Servizio sulla base del discernimento del Consiglio Nazionale. Se ciò non accade “costringiamo” lo Spirito a darci fondatori che non vogliamo.

Infatti, se lo Spirito suscita nel cuore di questa grande famiglia nuove fondazioni, nuovi ministeri, nuovi ambiti di missione e noi non riconosciamo in queste novità un dono per tutto il movimento – così da non riuscire a collocarli entro le nostre strutture, entro i nostri limiti strutturali – costringeremo questi “carismi” a stare “fuori dal corpo”. Avremo così acconsentito alla moltiplicazione di Rinnovamenti e dovremo accettare lo sforzo maggiore di far comunione “dal di fuori” anziché “dal di dentro”.

Le nostre difficoltà maggiori sono nate quando non siamo riusciti a comprendere questa nostra vocazione alla comunione. Un tempo eravamo nell’infanzia, nell’immaturità, adesso la stagione della maturità passa anche dalla purificazione della memoria, ricordando la nostra storia. Il RnS deve diventare, sempre più, un luogo dello Spirito ampio, dove si sta bene, dove i doni di Dio non vengono spenti e soffocati, dove non si ha paura di osare e di assumersi responsabilità, dove i fratelli vengono incoraggiati a mettere a disposizione il loro tempo e i doni che Dio ha donato loro; dove i giovani e le famiglie individuano la speranza più viva del nostro futuro e un terreno di evangelizzazione per noi irrinunciabile; dove gli anziani rappresentano “il cuore, la memoria e la tradizione” di un’esperienza che non diviene nuova nel tempo, ma che si rigenera mediante ambiti e impegni diversi.

Allora – all’approssimarsi del rinnovo degli organi pastorali di servizio – perché smarrirsi all’idea di non essere più rieletti a una funzione pastorale, quando lo Spirito offre la possibilità di intraprendere nuovi servizi e missioni in seno al RnS? È ormai fin troppo evidente, a carattere nazionale come anche locale, che il “governo” del RnS ai vari livelli (Comitato nazionale, regionale, diocesano, pastorale di servizio) non può rappresentare l’unica forma attraverso cui si esprimono tutte le attività e i doni concessi da Dio ai gruppi e alle comunità. Ecco perché lo Spirito ci spinge a considerare la “forza della novità”, rappresentata dai fratelli – nuovi e anziani nel cammino – che meritano di essere ancor più coinvolti nell’animazione e nella diffusione del RnS.

 

L’esperienza carismatica

Quando parliamo di maturità ecclesiale – riprendendo la consegna di Giovanni Paolo II a tutti i movimenti, in occasione della Pentecoste del ’98 – dobbiamo sforzarci di percepire la Chiesa, e in essa il RnS, nella sua diversità di doni, rifuggendo dalla tentazione di dare graduatorie o giudizi di gradimento. Nessuno può avere la pretesa di definire il Rinnovamento, perché non è possibile definire lo Spirito Santo: egli resta anonimo! La missione del Rinnovamento deve consumarsi nello sforzo di indicare, sostenere, mostrare come lo Spirito rende presente Gesù nella vita di un credente.

I carismi di animazione, di profezia, di intercessione, di guarigione, di liberazione, di evangelizzazione, di governo – l’elenco sarebbe lungo – indicano alcune particolari manifestazioni dello Spirito di cui i nostri gruppi devono dare testimonianza, in spirito di dialogo continuo e di fiduciosa obbedienza ai Pastori della Chiesa. Quando san Paolo descrive i carismi nella vita delle prime comunità cristiane, non parla di una corrente di grazia nella Chiesa, di un movimento ecclesiale o di una comunità speciale all’interno della Chiesa: parla della Chiesa stessa, della Chiesa apostolica, della nostra madre Chiesa, non di un’altra Chiesa che oggi, nostalgicamente, noi chiediamo allo Spirito di realizzare.

Lo Spirito, da duemila anni, ha suscitato movimenti di risveglio carismatico di varie tipologie, con diversi ambiti di missione e storicizzazione. Nel secolo appena trascorso ha suscitato il Rinnovamento carismatico cattolico, affidandoci una missione da compiere: essere nella Chiesa e per la Chiesa segno di una novità di vita contagiosa, la vita nuova secondo lo Spirito. Il Rinnovamento è “luogo dello Spirito” dove l’unico Spirito, invocato con fede e incessantemente, rifiorisce con la sua sorprendente presenza e con i suoi doni nella vita di chi lo invoca e lo sa attendere.

Noi, con la nostra esistenza, ricordiamo alla Chiesa, dentro la Chiesa, che non si può fare a meno dello Spirito Santo, che bisogna ricorrere a lui perché il Vangelo di Gesù si diffonda nel mondo come potenza di Dio. Il RnS è una modalità spirituale di vivere il Vangelo, una nuova comunicazione della fede in cui ogni aspetto della vita cristiana, supportata dai doni carismatici, viene accolto e favorito. Il RnS è il volto di una perenne Pentecoste, manifestata mediante la forza di quella spiritualità carismatica che dell’evento prodigioso della Pasqua di Gesù fa una ragione di vita nell’inno incessante di lode a Gesù vivo e Signore!

 

Due pericoli da evitare

Dal momento, allora, che non scegliamo un carisma ma abbracciamo una spiritualità come stile di vita, è indispensabile la comunione ecclesiale sempre più profonda con sacerdoti e vescovi, perché il Rinnovamento non appaia una “super-Chiesa”. Questo non lo vorrebbe certo il nostro fondatore, lo Spirito Santo, che ci chiama a essere umili e a stare dove occorre, cioè dove bisogna servire, secondo i carismi che ci sono stati elargiti, senza chiusure, mire o nostalgie umane.

Al contempo il Rinnovamento non deve apparire come una “Chiesa parallela”: anche questo non è gradito allo Spirito Santo, che anima una sola Chiesa, fondata da Gesù duemila anni fa, alla quale noi non abbiamo niente da insegnare né da contestare; abbiamo, piuttosto, una testimonianza, anche audace da offrire mediante la vita carismatica e l’uso dei carismi che lo Spirito assegna ai nostri fratelli. È attraverso la testimonianza carismatica che ancora oggi lo Spirito opera prodigi e diffonde amore contagioso per il Signore, così che i nostri gruppi recuperano la fede in Gesù e le Chiese ritornano a popolarsi.

 

Cosa significa “il RnS è un’associazione”?

Nel dire “siete” e “appartenete” a un movimento ecclesiale, il Papa esplicita ciò che è accaduto nel 1996, con l’approvazione dello statuto del RnS. Ci venne chiesto dalla Cei, agli inizi degli anni novanta, di presentare il modo in cui il Rinnovamento nello Spirito – cioè tutta la grande famiglia di regioni, diocesi, gruppi, ministeri e servizi – si articolasse sul territorio nazionale. La gerarchia desiderava, in tal modo, meglio recepire e ratificare, mediante il discernimento che le è proprio, l’esperienza del Rinnovamento.

Questo ha portato a un’approvazione ecclesiale nell’unica forma possibile, secondo la natura del RnS, prevista dal Codice di Diritto canonico: “un’associazione privata di fedeli”. Dietro questa dizione, però, vive e cresce il movimento ecclesiale Rinnovamento nello Spirito. Porsene fuori, in cerca di autenticità e di esperienze di libertà carismatica, non significa solo porsi fuori dagli ambiti di un’associazione, propriamente detta, ma significa venire meno a una chiamata alla comunione che si realizza, storicamente e dal 1996 anche per volontà dei vescovi, all’interno del RnS.

L’adesione al RnS è sempre un’adesione vitale: lo Spirito precede le regole, i criteri, le forme di obbedienza e di sottomissione che ci diamo, perché gruppi e comunità siano decorosi e svolgano le loro attività nell’ordine dovuto. L’osservanza di uno statuto non è di per sé sinonimo di “appartenenza al RnS”, se essa è solo un fatto esteriore e non vitale, formale e non interiore. Lo statuto individua una configurazione del RnS sotto il profilo organizzativo; attesta come si articola al suo interno il RnS, oggi, e non in una forma definitiva. Le congregazioni religiose, se sono ancora oggi in vita, è perché da anni e per anni hanno costantemente aggiornato le loro costituzioni altrimenti… che spazio ci sarebbe stato per lo Spirito Santo? Lo statuto fotografa l’esistenza dei diversi organi pastorali del RnS a servizio dei fratelli: bisogna evitare di percepirli come “uno accanto all’altro” o “uno più in alto o più in basso dell’altro”; sono ciascuno “parte dell’altro”, ciascuno partecipe dell’altro.

Qualcuno, di tanto in tanto, sente la necessità di porsi fuori dal Rinnovamento nello Spirito, affermando che nella corrente di grazia del Rinnovamento carismatico cattolico c’è posto per altre realtà e denominazioni. Lasciare il Rinnovamento nello Spirito non significa solo lasciare una specifica realtà, che ha uno statuto e dei responsabili con cui, probabilmente, non si va d’accordo; significa piuttosto rompere la comunione, moltiplicare i “rinnovamenti”. Il Rinnovamento è uno; nasce uno: il Rinnovamento carismatico cattolico è, in Italia, il Rinnovamento nello Spirito. Se storicamente, agli inizi del Rinnovamento, ci furono delle spaccature e queste diedero origine a altre comunità, non si può legittimare un peccato di divisione per certificare che esistono “più rinnovamenti”.

 

Il RnS è “unità nella diversità”

Non c’è bisogno di porsi fuori dalla comunione per esprimere la diversità nell’unità. Anche comunità con statuti approvati dalla Cei o dal Vaticano si riconoscono nel Rinnovamento nello Spirito, pur se con la libertà di espressione che gli impegni comunitari, assunti davanti al vescovo, esigono relativamente alla missione specifica che la comunità stessa ha in seno alla più grande missione del Rinnovamento. Questo fa lo Spirito, in forza dei carismi e delle missioni che assegna: “distingue e non divide”. Ecco perché il RnS guida e orienta al proprio interno gruppi e comunità (queste, poi, con stati differenti: “di alleanza” o “di vita”). Abbiamo comunità che hanno statuti e approvazioni diocesane precedenti a quella della Cei, pur appartenendo fin dalle origini al RnS.

Si tratta di fratelli che hanno avvertito, nel corso del cammino di crescita, la necessità di darsi impegni di vita comunitaria, per meglio aderire alla proposta di vita nuova offerta dal RnS. La sfida è sempre quella di accogliere in una nuova armonia questi “frutti maturi” sorti in seno al RnS, cercando di coniugare i vari statuti esistenti.

Evitiamo di sottovalutare queste dinamiche relazionali ed ecclesiali: se assistiamo al ritorno di fraternità, di collaborazione con alcune comunità di lunga tradizione nella storia del Rinnovamento, è perché lo Spirito sta suscitando un dono di riconciliazione sincero che fa ricercare, intanto, ciò che ci unisce, piuttosto che ciò che ci divide.

 

È questa la nostra forza, come da tempo ci ricordano i vescovi che seguono il nostro cammino comparandolo con quello del Rinnovamento di altri paesi del mondo: la tensione alla comunione che ci sta facendo crescere e maturare nella considerazione e nella credibilità ecclesiali.

Bisogna fare attenzione, allora, a usare impropriamente i nostri confini associativi, legati alle norme dello Statuto che individuano un’organizzazione del Rinnovamento, senza tenere conto di questa azione di comunione che lo Spirito esige. L’Associazione RnS, intesa come quel cammino che i vescovi hanno accolto nella sua configurazione e sviluppo nazionale fin dal 1975, è l’unica espressione nazionale del Rinnovamento carismatico cattolico in Italia. Le altre comunità locali o a diffusione extra diocesana, che sono fuori dalla comunione di indirizzo e di collaborazione ecclesiale con il RnS, anche se approvate da vescovi locali, sono chiamate, per volontà della Cei, a ricondursi a forme di comunione visibile con il RnS. La Chiesa ci vuole uniti, il più possibile, e chiede a noi del RnS, laddove è consentito, di intraprendere iniziative di comunione con quelle comunità storiche che, dopo tanti anni, si sono ormai consolidate e diffuse, con riconoscimento ecclesiastico, fuori dal RnS. Accade, invece, che altri soggetti o realtà storicamente operanti all’interno del RnS si pongano fuori dalla comunione con il RnS, per poi ritrovarsi a fare comunione, non più dall’interno, ma dall’esterno.

La giustificazione di questo comportamento si basa sull’affermazione che “l’Associazione non è il Rinnovamento”: ma i vescovi non hanno riconosciuto l’espressione nazionale del Rinnovamento in un’associazione per legittimare spaccature o alterare la nostra storia, facendoci diventare una sigla tra le tante possibili. I vescovi hanno approvato il Rinnovamento e l’associazione è la forma giuridica in cui gruppi e comunità si riconoscono; le forme di vita comunitaria, le esperienze che lo Spirito continua a suscitare, anche quelle che non si trovano elencate nello Statuto, vanno armonizzate, accolte, considerate, senza che sia necessario operare fratture. A meno che alla base di tutto non si debba ravvisare “l’incompatibilità di governo”, cioè tensioni nate tra responsabili, litigi per cariche elettive, difficoltà ad accettare di non avere ruoli di primo piano o ad accogliere indirizzi e principi che nel discernimento comunitario ci si dona per un cammino decoroso e unitario. E così, purtroppo, si finisce col giustificare la diversità carismatica e la fedeltà allo Spirito, scomodando lo Spirito per legittimare, a uso privato, diversità di carismi e di forme di Rinnovamento.

 

La sfida irrinunciabile alla comunione

Dobbiamo crescere e comprendere più profondamente le modalità della comunione ecclesiale, spesso di non facile attuazione. La comunione è un fatto e va solo riconosciuta: Gesù muore sulla croce per stabilire la comunione tra il cielo e la terra. Gesù muore per stare in comunione con coloro che ama.

Come il Signore ci chiede di fare comunione con i nostri fratelli? Morendo e risorgendo uniti. La comunione, allora, reclama il prezzo della croce: morire a se stessi, sempre, e farsi uno con gli altri, lì dove il Signore ci ha posto, specie se abbiamo servito una realtà, ne siamo stati cioè l’espressione più profonda. Nel bene di tutti c’è anche il mio bene; nella volontà di tutti c’è posto anche per la mia piccola sofferenza. La comunione è il dono più grande dello Spirito alla Chiesa cui devono essere sacrificati tutti i particolarismi. Comunione non è omologazione, ma ricchezza, multiformità; comunione non è organizzazione: norme, schemi, strutture non sono la comunione, permettono semmai che si realizzi.

 

Un po’ di organizzazione…

L’Associazione “Rinnovamento nello Spirito Santo” – formata prevalentemente da laici, ma che comprende anche ministri ordinati e persone consacrate (cf Statuto, art. 4) – si articola in gruppi locali e comunità, di diversa consistenza, collegati tra loro a livello regionale e nazionale (cf Statuto, art. 5).

I Gruppi si riuniscono, almeno una volta alla settimana, in un incontro di preghiera che dura circa due ore e si articola, di solito, tra preghiera spontanea di lode e di ringraziamento, alternata con ascolto della parola di Dio e sua risonanza, accompagnata da canti, testimonianze, annunci ed esortazioni, in un clima di gioia e di fraternità pasquale.

Gli incontri seguono, a grandi linee, lo stile delle prime comunità cristiane descritte nelle Lettere paoline (cf 1 Cor 14, 26; Ef 5, 18-20): una “liturgia missionaria”, una forma di annuncio, nella quale i partecipanti, sulla base del sacerdozio comune dei fedeli, sono condotti ad un incontro immediato con Gesù, tramite anche la testimonianza personale comunicata nella fede.

A livello locale: ogni gruppo è guidato da un nucleo di persone, generalmente denominato “Pastorale di servizio”, presieduto da un Coordinatore, i cui compiti sono quelli di animare e guidare il gruppo stesso (cf Statuto, artt. 7-8).

A livello regionale: è costituito un Comitato Regionale di Servizio (CRS), presieduto da un Coordinatore, i cui compiti sono, tra gli altri, quello di favorire l’incremento del RnS nella regione e curare il collegamento tra i gruppi a livello locale, regionale e nazionale (cfr. Statuto, artt. 9, 10, 11).

A livello nazionale: la responsabilità della guida è affidata ad un Comitato Nazionale di Servizio (CNS), composto da nove persone e presieduto da un Presidente carica attualmente ricoperta da Salvatore Martinez, succeduto nel settembre 1997 a don Dino Foglio ( sacerdote bresciano ) – il quale aveva guidato il RnS per più di vent’anni –  Consigliere Spirituale Nazionale del Rinnovamento per nomina della CEI fino al 2006 anno della sua salita al Cielo.